Cyberbullismo

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Bullismo 2.0

Invio o pubblicazione di foto e filmati compromettenti. Creazione di profili falsi e infamatori su Facebook. Ecco come funziona il bullismo di nuova generazione.

Identikit del cyberbullo: età compresa tra i 10 e i 18 anni, studente diligente e una competenza informatica superiore alla media.

Può essere il compagno di scuola, il simpatico ragazzo conosciuto in palestra o quello del terzo piano, ma il più delle volte resta nell’anonimato. Ed è per questo motivo che il cyberbullismo è un fenomeno in crescita.

Per il bullo virtuale è più facile e veloce offendere, maltrattare e umiliare le sue vittime senza la necessità di affrontarle “faccia a faccia” e quindi fare i conti con le loro reazioni. Può attaccarle comodamente e al sicuro dalle mura di casa.

Questo accade grazie alla protezione che offre la rete permettendo di “fingersi un’altra persona” e di agire nell’ombra. Inoltre le persone fanno e dicono cose online che non avrebbero mai il coraggio di fare o dire nella vita reale, dove il confronto con la vittima è inevitabile.

Il cyberbullismo non è visibile a tutti come un maltrattamento verbale o fisico nei corridoi della scuola, dove può essere “sgamato” dai professori o da un compagno di classe.

A differenza del bullismo “tradizionale” si tratta di una violenza subdola e silenziosa ma che investe la vittima con una forza incredibile ogni qual volta si collega alla rete… e per un ragazzo di oggi vuol dire 24 ore su 24 e ovunque.

Le vittime di violenza virtuale non si sentono al sicuro in nessun luogo, nemmeno all’interno delle mura di casa dove convivono con i social network.

Questo tipo di maltrattamenti ha gravi conseguenze psicologiche sulle vittime che riguardano sia la sfera individuale sia quella relazionale, come diminuzione dell’autostima e intaccamento delle capacità socio-affettive.

Gli indizi che possono identificare una vittima di cyberbullismo sono un significativo calo del rendimento scolastico, stati di ansia, depressione e sintomi somatici spesso accompagnati da una maggiore attitudine all’abuso di droghe e all’intraprendere comportamenti devianti.

Nei casi più gravi i ragazzi possono sviluppare pensieri suicidi che in molti, troppi casi sono diventati triste realtà.

Se la vittima non sei tu ma un tuo amico, non fare finta di niente! Aiutalo, parla con lui e se non riesci così, parlane con un adulto. Anche se all’inizio si arrabbierà dopo te ne sarà grato e verrà in tuo aiuto se la stessa cosa dovesse capitare a te!

Fate attenzione: il confine tra un comportamento scherzoso e uno percepito come offensivo è molto sottile e variabile, varia anche in base alla sensibilità della vittima. Molto spesso i giovani non hanno il controllo delle proprie azioni, non si rendono conto della sofferenza che possono causare alle loro vittime.

La maggioranza dei ragazzi, il 70%, crede che la cosa migliore sia difendersi da soli o subire i maltrattamenti senza reagire. Pochi decidono di confidarsi anche solo con un amico. Questo fa sì che l’85% dei casi di cyberbullismo non arriva alla conoscenza di un adulto.

Come difendersi: non rispondere al bullo virtuale e chiedere subito aiuto ai propri genitori o ad un insegnante.

E se non hai voglia di parlare con qualcuno che conosci rivolgiti ad un consultorio o direttamente alla Polizia, loro ti ascolteranno e sapranno aiutarti.

Fai la cosa giusta: denuncia il bullo!

N.B. Il cyberbullismo può costituire una violazione del Codice Civile, del Codice Penale e, in Italia, del Codice sulla Privacy.